martedì 1 giugno 2010

Il governo e la danza dello scaricabarile (di Luca Telese)

1 giugno 2010
Da Tremonti a Bondi, il gioco delle colpe (degli altri)

È come un passo di danza, come un giro di valzer, come il gioco della sedia, in cui tutti corrono e quando finisce la musica qualcuno, immancabilmente, resta col culo per terra (ad esempio uno con la faccia da martire predestinato, il povero Sandro Bondi). È come un passo di danza, come un gran ballo, vagamente grottesco: il Titanic affonda, e da un paio di settimane nel governo si gioca danzando con lo scarica-barile, l’ultimo che resta nella pista del Transatlantico resta con il cerino in mano.


Silvio & Giulio. Esempio di scuola? La giornata di ieri. Abbiamo iniziato di mattina leggendo di Silvio Berlusconi furibondo: “Quante proteste, per colpa di Tremonti! Ora basta, la partita la gestiamo noi”. Poverino, era arrabbiato, gli avevano rovinato la piazza, facendo crescere il malcontento sociale (barile scaricato su Giulio). Solo mercoledì scorso, però, Berlusconi si era arrabbiato in conferenza stampa: “Tutte le divisioni di cui leggo sui giornali sono inventate... Se l’Italia può stare tranquilla è grazie a questi due signori” (lui stesso e Tremonti, ndr.)”. Si capisce, andavano d’amore e d’accordo, ministro e premier: tutte malizie, tentativi inutili di seminar zizzania (barile scaricato sui giornalisti).

Le lacrime di Bondi. E che dire del nostro ministro della Cultura? Lo avevamo lasciato nella sua fase “autarchica”, la settimana scorsa a Cannes. Così orgoglioso del suo governo, da dire: “Io in Francia, al festival, non ci vado”. Bravo, bravissimo. Si era sentito diffamato dal film di Sabina Guzzanti (il meraviglioso Draquila) che fra l’altro – come al solito – criticava senza averlo visto. Un classico del bondismo: indignazione pregiudiziale a tesi (barile scaricato sui diffama-tori comunisti del cinema italiano). Poi però la musica si è fermata di nuovo, l’orgoglio governista del ministro si è sedato, e ieri lo abbiamo sentito lamentarsi: “Sono stato esautorato!”. Ovvero. Colpito anche lui dalla scure dei tagli a sua insaputa. Evvai, altro barilone scaricato (stavolta sul ministro dell’Economia). Non è colpa sua, poverino. Un po’ come Claudio Scajola, quello che non si sarebbe mai dimesso, “Altrimenti sarebbe stato come ammettere di essere stato preso con il sorcio in bocca” (barile scaricato su se stesso a sua insaputa: come è noto, la pirlaggine esiste). Nella serata di ieri, però, abbiamo assistito a un altro giro di valzer: Tremonti spiega che deciderà insieme con lui, come tagliare e dove (l’onere della scelta ritorna su Bondi, autobarile). Così come lo stoico Ignazio La Russa, il nostro ministro della Difesa ci aveva spiegato: “I tagli li faccio, ma scelgo io dove” (scaricabarile in grigioverde: e continuiamo a pagare la missione in Libano, anche se non c’è più guerra).

I soldi ai partiti. In sette giorni di balli di gala, sul ponte del Titanic questo governo ha annunciato tutto e il contrario di tutto: ma intanto il taglio rigoroso dei soldi ai partiti è passato dal 50% al 10% (barile scaricato a chissà chi, i tesorieri di partito sospirano per lo scampato pericolo). E l’abolizione delle province? Via tutte, avevano detto in campagna elettorale, sia a destra che a sinistra. Anzi poi no, abolizione solo delle piccoline (dopo il successo della Lega). Poi voci sui giornali, indiscrezioni mappine. Poi di nuovo rettifica, di Silvio Berlusconi in persona: “Abbiamo fatto i conti, il risparmio non ci sarebbe” (scaribarile e anche bidone, stavolta perché il risparmio c’è, eccome). Alla fine l’ultima sentenza del Cavaliere: “Nel decreto non c'è nessun accenno alle province”. Ancora colpa nostra, ovviamente, il taglio ce lo siamo inventato noi della stampa. E gli ex aennini? Ballano e protestano, anche loro: “Insomma – spiegava Italo Bocchino – si ha la netta impressione che questa sia una manovra che non deve dispiacere agli alleati leghisti” (barile scaricato sul Carroccio, sacrosanto).

Gianfranco & Renato. E le intercettazioni? Il ballo più regale della giornata. "Ho dubbi sul testo al Senato del disegno di legge” , ci spiegava giustamente Fini (barile scaricato sui berluscones). Risposta di Schifani, noto garante delle istituzioni: “Non mi sognerei mai di dare giudizi politici o di merito su argomenti all'esame dell'altro ramo del Parlamento” (barile scaricato su Fini). Seguono colpi e fendenti: “Rispetto il Senato – spiega il presidente della Camera – ma non abdico al mio ruolo politico. Su legalità e unità nazionale non desisto” (barile su Schifani). Controreplica del barilato: “Ho dato massimo sfogo alle mie esternazioni politiche nei sette anni in cui sono stato capogruppo. Da presidente del Senato invece voglio garantire il ruolo di terzietà” (minchia). È colpa di tutti. No, di qualcuno. Alla fine di nessuno. E la nave non va.

Da il Fatto Quotidiano dell'1 giugno
fonte: http://antefatto.ilcannocchiale.it

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