15 giugno 2010
di Elisabetta Reguitti
Il rifiuto di Zaia per Mameli è solo l'ultimo attacco del partito di Bossi al tricolore e ai simboli nazionali
Il caso del Va’ Pensiero preferito all’inno Fratelli d’Italia nella scuola a Treviso ha più il sapore di una faida interna del Pdl veneto contro Zaia che altro. Di certo però c’è che le infiltrazioni leghiste stanno lentamente modificando usi, costumi e non solo tradizioni del nostro Paese. Tricolore? Perché esporlo. Inno d'Italia? Chi se ne frega. Scuola? Meglio se padana. Ordine pubblico? Magari decentrato.
INNO. Come non ricordare l'episodio in cui Umberto Bossi aveva mostrato il dito medio nel momento in cui il testo evoca l’Italia “schiava di Roma”. Recentemente (2 giugno di questo anno) a Varese durante la deposizione delle corone ai piedi del monumento ai Caduti in piazza della Repubblica (presente Maroni) la banda dei carabinieri ha eseguito il Silenzio, mentre nei giardini di Villa Recalcati l'orchestra ha accompagnato i discorsi ufficiali e la consegna delle onorificenze con melodie di Andrea Bocelli e Gino Paoli. Dalla Prefettura hanno fatto sapere che l'intonazione dell'Inno non è comunque imposta dal protocollo.
BANDIERA. L'offensiva del Carroccio prende di mira anche la lingua italiana e la sua bandiera. Roberto Castelli all'indomani della vittoria referendaria della destra in Svizzera aveva dichiarato : “Occorre un segnale forte per battere l'ideologia massonica e filoislamica che purtroppo attraversa anche le forze alleate della Lega. Credo che la Lega nord possa e debba nel prossimo disegno di legge di riforma costituzionale chiedere l'inserimento della croce nella bandiera italiana”, mentre Bossi si affrettava nel dire di voler presentare una proposta di legge che permetta di aggiungere, durante le manifestazioni ufficiali, gonfaloni regionali alla bandiera tricolore. Da non dimenticare poi che, in tema di unità nazionale, il sindaco di Treviso, Gian Paolo Gobbo, non ci pensa proprio a festeggiare nel nome di Garibaldi, in quanto il “Veneto venne annesso all’Italia solo nel 1866”, ha affermato recentemente, e quindi ricordare oggi i 150 anni dell’Unità sarebbe un falso storico. A seguire anche la voce di Roberto Calderoli, che ha spiegato come, secondo lui, la celebrazione ha poco senso perché non è sollevando la bandiera dell’Unità che si trovano soluzioni . Insomma tempi duri per il tricolore chel'assessore ai Servizi Sociali di Malnate, su Facebook, ha dichiarato di utilizzare come carta igienica (salvo poi essere costretta alle dimissioni). Ma se un’identità nazionale è anche rappresentata dalla lingua ecco intervenire il governatore Luca Zaia che, anziché preoccuparsi del problema quote latte o degli imprenditori in profonda crisi finanziaria (il Veneto è la regione con il maggior numero di suicidi tra i titolari di impresa), pensa e chiede che la Rai, televisione pubblica, promuova “fiction regionali”. D'altro canto era stato lo stesso leader leghista a sostenere che lo studio dei “dialetti regionali” debba diventare obbligatorio nelle scuole. Rimanendo in famiglia è giusto non dimenticare le perle del neo consigliere regionale Renzo Bossi: “Non tifo Italia ai Mondiali, non capisco il napoletano e non sono mai sceso a sud di Roma”. Un po' di confusione sui fondamenti costituzionali però il figlio del Senatùr lo aveva dimostrato in occasione della chiusura di campagna elettorale delle regionali affermando che: “Ora la parolina federalismo c'è anche nella Costituzione”. Forti applausi dai militanti.
SCUOLA. Ma veniamo al sistema scolastico italiano. Il 29 luglio 2009, la Lega chiese l'introduzione del test del dialetto per i professori. Allora il presidente della commissione, Valentina Aprea (Pdl), disse di no “sconvocando” il comitato ristretto della commissione Cultura della Camera e investendo della questione direttamente la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Non contenta però Paola Goisis – deputata della Lega e presentatrice della richiesta – affermò: “Abbiamo rinunciato a tutto, tranne che a un punto sul quale insisteremo fino alla fine: ci dovrà essere un albo regionale al quale potranno iscriversi tutti i professori che vogliono. Ma prima dovrà essere fatta una pre-selezione che attesti la tutela e la valorizzazione del territorio da parte dei docenti”. Tornando a dare uno sguardo nel profondo nord si scopre come l'amministrazione comunale di Brescia abbia sostenuto la realizzazione di 2 mila abbecedari in dialetto per le scuole dell'infanzia e primarie per contribuire alla riscoperta e valorizzazione della propria “identità”. Ottimo. Peccato però che nel frattempo, il debito dello Stato verso alcune scuole bresciane (al primo marzo 2010) ammonti a 1 milione 978 mila euro. Un dato pubblicato dal sito “Basta soldi alla scuola privata” è ampiamente riportato dal comitato di genitori che da mesi denuncia di dover provvedere con contributi “volontari” oltre che all'acquisto del materiale scolastico anche alle supplenze. Abbecedario in dialetto anche per gli alunni della elementare di Albano Sant’Alessandro (Bergamo) e corsi di grammatica dialettale a Grumello del Monte, Stezzano e Bonate Sopra oltre che a Villa di Serio doveilcorsodidialettovienefatto da ben tre anni come attività integrativa pomeridiana inserita nel piano di diritto allo studio dei ragazzi delle medie. Qui però la Lega sembra proprio non centrare considerando che il sindaco è Mario Morotti, a capo di una lista civica di centrosinistra.
SICUREZZA. Dopo il flop delle ronde padane tutto sembra tacere. Eppure la Lega non ha mai abbandonato il sogno di un ordine pubblico affidato ai suoi uomini. A parte il tentativo delle “camicie verdi” e dei 36 componenti accusati di “costituzione di banda armata”. La Lega in questi anni ha spinto e sostenuto la nascita di corpi di polizia dipendenti direttamente dalla provincia. Nati come specialisti del settore ittico-venatorio oggi hanno la possibilità di espletare funzioni e indagini di polizia giudiziaria con poteri vincolati al “territorio di competenza” e gli appartenenti ricoprono anche funzioni di ausiliari di pubblica sicurezza. Alcuni corpi di polizia provinciale hanno risorse e mezzi superiori a quelli in dotazione alla stessa polizia di Stato.
Da il Fatto Quotidiano del 15 giugno
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