Visualizzazione post con etichetta mussolini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mussolini. Mostra tutti i post

sabato 29 maggio 2010

Berlu-mussolinismo di Luca Telese


29 maggio 2010
di Luca Telese

Fenomenologia di una pericolosa fascinazione tra il premier e il dittatore. Lunga 15 anni

Cosa bisogna pensare del berlu-mussolinismo? L’associazione tra le due parole – purtroppo per Silvio Berlusconi – non è il frutto di qualche oppositore esasperato, ma di un lavoro di evocazione (e di associazione), che lo stesso premier, ad intervalli regolari, ha provveduto a cementare (e forse persino a incentivare) nell’immaginario collettivo.

L’ultima perla. Ieri, ovviamente, la notizia ha fatto il giro del mondo. Berlusconi, che cita i Diari di Mussolini e si paragona al dittatore impotente, Silvio come Benito, vittima dei suoi stessi uomini: “Sostengono che ho potere, non è vero. Forse ce l’hanno i gerarchi, ma non lo so. Io so solo che posso ordinare al cavallo vai a destra o vai a sinistra, e di questo - spiegava il premier - posso essere contento”. E che dire del racconto compiaciuto di Marcello Dell’Utri a Radio24? Peggio di una rivendicazione in una cabina telefonica: “Sì, è vero, gli ho dato io quei diari: gli ho fatto una fotocopia”. Un dubbio: cosa sarebbe successo in Germania se Angela Merkel avesse citato Adolf Hitler? Visto che è tecnicamente impossibile (la Merkel è una statista seria) non è dato di saperlo. Ma esiste, invece, una ormai vasta letteratura di citazioni berlu-mussoliniane, che pone un interrogativo sull’uso fatto dal premier, nel corso degli anni, dell’”altro” italiano più ingombrante della nostra storia. E’ una operazione politico-ideologica (ovvero, sottrazione dell’elettorato nostalgico all’odiato Dino Grandi-Gianfranco Fini?). Una operazione di marketing per conto dell’amico Marcello (vendere i diritti dei diari-patacca)? Oppure di una operazione imprenditoriale in proprio? (pubblicare il malloppo per la Mondadori, dopo averlo pubblicizzato in tutto il mondo)? Conoscendo l’uomo tutto è possibile. Forse, però, la spiegazione vera è un’altra.

Natali anti-fascisti. Intanto occorre ripercorrere la storia di questa fascinazione. La cosa curiosa è che gli esordi di Berlusconi, nella sua autonarrazione, sono “anti-fascisti”. Certo, un antifascismo anomalo, tutto lombardo, un po’ alla Mike Bongiorno (che fu in carcere al fianco del generale Della Rovere, immortalato persino nel capolavoro di Indro Montanelli). Berlusconi ha raccontato più volte questo retroterra familiare: “Mio padre fu manganellato dai fascisti. Lo colpirono i reumatismi quando dormiva sotto i ponti ai Navigli...”. Ricostruzione ex post? Lessico famigliare rispolverato ad hoc per tacitare le polemiche?

Anniversario disertato. Un dato certo: fino al 2009 Silvio Berlusconi non ha mai celebrato il 25 Aprile. Forse memore del fatto che la più grande manifestazione antiberlusconiana fu organizzata nel 1994 (in occasione dell’anniversario della Liberazione) da Il manifesto. Per Berlusconi, soprattutto nei primi anni della “discesa in campo”, l’antifascismo era un tema scivoloso. Ancora nel 1995 Umberto Bossi urlava: “Mai, mai mai, al potere con Berluscàz e la porcilaia fascista!”.

Un the con papà Cervi. Rimase negli annali il siparietto a Porta a Porta, quando nel 2000 Berlusconi fece una gaffe fantastica rispondendo a un incredulo Fausto Bertinotti: “Sarò felicissimo di conoscere papà Cervi a cui va tutta la mia ammirazione…”.E Bertinotti, sommessamente: “...Papà Cervi purtroppo è morto… non lo può conoscere più…”. Macchè, Berlusconi insisteva imperterrito: “E quindi, se lei manterrà l’invito, sarò felicissimo di venire con lei a rendere omaggio a questa nobilissima figura che ha sofferto…”. Bertinotti: “Onorevole Berlusconi! Papa Cervi è morto! È morto da molto tempo…”.

Sdoganamenti progressivi. Visto che con l’antifascismo andava malino, Berlusconi iniziò lo sdoganamento graduale del ventennio e del suo protagonista. “Mussolini - disse nel 1996 - è stato un protagonista di vent' anni di storia nel bene e soprattutto nel male. Prodi è casomai una comparsa, non si può nemmeno lontanamente immaginare un paragone tra i due uomini”. Anche se per contrario, era un primo pubblico tributo. Ma il vero sdoganamento fu quello dell’intervista allo Spetctator del 2003: “Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, Mussolini mandava la gente a fare vacanza al confino”. Memorabile (e non ritrattabile). Era iniziata la concorrenza con An sul suo terreno. Quindi arrivò lo sdoganamento sarcastico, ma a ben vedere - per la prima volta - autocomparativo: “Mussolini aveva i nuclei delle camicie nere: io, secondo i giornali che sono i sottotappeti della sinistra nostra all’estero, avrei i nuclei delle veline. Grazie a Dio, mi sembra un po’ meglio...”. Nel settembre del 2008, il premier si presentò alla festa di Atreju, dai giovani di An, in camicia nera, a leggere brani sull’anticomunismo. Una risposta al passaggio di Fini (il giorno prima) all’antifascismo. Oggi, invece, l’elemento di fascinazione più grande è il clima da “24 luglio” (copyright di Giuliano Ferrara): il paragone con il fascismo tragico. A Berlusconi forse, piacerebbe riscrivere il finale di piazzale Loreto, spiegare agli italiani che l’unico “uomo al comando” della storia patria può essere lui. Vuoi vedere che i diari-patacca di Dell’Utri sono stati scritti ad Arcore?

Da il Fatto Quotidiano del 29 maggio

lunedì 26 aprile 2010

Liberati da noi stessi di Massimo Mazzucco (www.luogocomune.net)

In questa scena, tratta da “Una Giornata Particolare”, Ettore Scola descrive quello che accadde in un qualunque caseggiato della capitale, nel giorno in cui Hitler venne a Roma per sfilare accanto a Mussolini:


Liberati da noi stessi

Nel suo discorso di celebrazione del 25 aprile, il presidente Napolitano ha detto che: “Il 25 aprile è non solo la festa della liberazione, è la festa della riunificazione dell’Italia. Dopo essere stata tagliata per 20 mesi in due, l’Italia si riunifica, nella libertà e nell’indipendenza. Se ciò non fosse accaduto, la nostra nazione sarebbe scomparsa dalla scena della storia, e se oggi siamo un paese democratico profondamente trasformato, fra i più avanzati in quell’Europa integrata che abbiamo concorso a fondare, è perché superammo i traumi del fascismo e delle guerra, recuperando libertà e indipendenza, ritrovando la nostra unità”.

Diciamo che non c’è un solo concetto, fra quelli espressi da Napolitano, che non possa essere legittimamente contestato.

Prima di tutto è l’idea stessa di “liberazione” che andrebbe ridiscussa alla radice, ...

... nel momento in cui la Germania non fu affatto un paese invasore, ma un paese che l’Italia aveva liberamente scelto come alleato nella seconda guerra mondiale. Solo quando si resero conto che l’Italia si apprestava a passare dalla parte degli alleati, i tedeschi – che già si trovavano sul nostro territorio – si ritrovarono ad essere trattati da nemici, e crearono le premesse per quei famosi “20 mesi” che figurano sicuramente fra i più tragici della storia del nostro paese. Ma l’alleato lo scegliemmo noi, e non risulta che sia d’abitudine, nel resto del mondo, cambiare casacca durante il corso della partita.

Un discorso simile andrebbe fatto per il fascismo, che nessuno ci ha mai imposto con la forza, ma che l’Italia ha salutato con grande entusiasmo al momento del suo insorgere, ed ha poi appoggiato, con la maggioranza dei consensi, fino al momento della caduta di Mussolini.

Parlare quindi di “libertà“ e “indipendenza”, quando nessuno ci ha mai imposto né il governo né l’alleato, è decisamente errato e fuorviante.

Vi sono invece due realtà storiche, una rispetto al fascismo e l’altra rispetto al nazismo, che andrebbero finalmente accettate una volta per tutte, invece di venire sistematicamente cacciate sotto il tappeto, come se fossero sporcizia di cui nessuno vuole mai occuparsi.

Rispetto al fascismo, è purtroppo nota la nostra incapacità di auto-determinare il nostro futuro. L’Italia è un paese che ha sempre avuto bisogno di un padrone, che ne ha sempre avuto uno (o più di uno), e che molto probabilmente, a questo punto, ne avrà uno per sempre.

Che si chiami “fascismo” oppure “democrazia” fa poca differenza: prima della guerra eravamo tutti asserviti ad un nazional-socialismo oppressivo, onnipresente e prevaricatore, così come dopo la guerra siamo rimasti asserviti alla finta libertà a stelle e strisce, nella quale siamo obbligati a mandare soldati ogni volta che Zio Sam lo richiede, mentre non possiamo nemmeno permetterci il lusso di criticare gli americani senza venire definiti “antipatrioti” e “nemici della libertà”. In compenso, quando andiamo a votare troviamo solo candidati graditi agli americani o alla Santa Sede. I veri “oppositori” sono ormai scomparsi da 40 anni, e chi rischiava di dare alla loro voce un peso reale è finito assassinato.

Per quel che riguarda il nazismo invece, è ormai evidente che la vigorosa rinascita della Germania di Hitler dalle ceneri di Versailles sia stata voluta e finanziata dagli stessi poteri occidentali - Vaticano compreso - che speravano di creare in lui uno strumento per mettere fine all’avanzata di Stalin e del comunismo da oriente. Non a caso Inghilterra e Francia tardarono all’infinito prima di reagire contro Hitler, restando a lungo ad osservarlo, silenziose e trepidanti, mentre conquistava intere nazioni e avanzava in direzione di Mosca. Solo quando capirono che non ce l’avrebbe fatta si resero conto di dover distruggere il mostro che loro stessi avevano creato, e che nel frattempo aveva rivoltato i suoi carri armati anche contro di loro.

In tutto questo l’Italia ci fece una delle figure più vergognose dell’intera storia dell’umanità, riuscendo a diventare l’unica nazione al mondo che inizia una guerra su un fronte e la finisce su quello opposto.

Se quindi scegliere liberamente un leader significa “lottare per liberarsi dal suo giogo”, allora ha ragione Napolitano. Se tradire l’alleato e passare dalla parte del vincitore significa “essere liberati”, allora ha ragione Napolitano.

Altrimenti hanno ragione tutti coloro che preferiscono usare il pensiero critico al posto della vuota retorica, per i quali la storia è stata una cosa ben diversa da quella che viene celebrata oggi.

Massimo Mazzucco
Fonte: www.luogocomune.net