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sabato 15 maggio 2010

Giro di vite sull’informazione: il DDL intercettazioni in dirittura d’arrivo.



Mag 7th, 2010

Dopo tante parole, riflessioni, scioperi, manifestazioni ed iniziative, ora ci siamo davvero: nei prossimi giorni il DDL Alfano - il famigerato disegno di legge in materia di intercettazioni - sta per essere approvato con il suo carico di disposizioni liberticide (almeno per il mondo dell’informazione online e offline).

Il comma 28, quello che impone l’obbligo di rettifica a tutti i gestori dei “siti informatici” è sempre al suo posto e minaccia, come ormai si è detto decine di volte, di determinare la chiusura della Rete per rettifica.

Tra qualche giorno, per un blogger, ricevere una richiesta di rettifica e non darvi seguito entro 48 ore potrebbe significare chiudere e rinunciare a dar voce ai propri pensieri, alle proprie opinioni ed al proprio modo di raccontare ciò che accade nel mondo.

Il punto non è sottrarre il blogger alla responsabilità per quello che scrive perché è, anzi, sacrosanto che ne risponda ma, più semplicemente riconoscere la differenza abissale che c’è tra un blog ed un giornale o una televisione e tra un blogger - magari ragazzino - e un giornalista, una redazione o, piuttosto, un editore.

Il primo - salvo eccezioni - sarà portato a rettificare “per paura” e non già perché certo di dover rettificare mentre i secondi, dinanzi ad una richiesta di rettifica, ci pensano, ci riflettono, la esaminano, la fanno esaminare e poi solo se sono davvero convinti di dovervi procedere, vi provvedono.

Imporre un obbligo di rettifica a tutti i produttori “non professionali” di informazione, significa fornire ai nemici della libertà di informazione, una straordinaria arma di pressione - se non di minaccia - per mettere a tacere le poche voci fuori dal coro, quelle non raggiungibili, neppure nel nostro Paese, attraverso una telefonata all’editore e/o al principale investitore pubblicitario.

E’ per questo che, come in passato, bisogna dire no con forza al comma 28 del DDL intercettazioni.

A ben vedere, però, è l’intero DDL - e non solo il suo comma 28 - ad accingersi ad infliggere un colpo durissimo alla libertà di informazione nel nostro Paese.

Molti più esperti di me ne hanno già scritto e spiegato le ragioni.

Mi permetto solo di invitarvi ad un paio di riflessioni:

(a) in linea di principio potrei anche seguire - ma in nessun caso condividere - il ragionamento della maggioranza che - sebbene non più all’unisono come un tempo - appare intenzionata a mettere un grosso cerotto sulla bocca dei giornalisti in relazione alla pubblicazione di tutte le informazioni che gravitano attorno a fatti penalmente rilevanti ma, questo, alla sola condizione che fosse possibile scongiurare radicalmente il rischio che qualcuno entri comunque in possesso di tali informazioni.

Ma, in questo caso, non si sta discutendo di questo ma, più semplicemente, di contenere l’ambito di diffusione di certe notizie.

Ciò, tuttavia, significa riconoscere a chi a quelle informazioni potrà comunque avervi accesso un enorme potere perchè è noto che, nella società dell’informazione, non c’è niente di meno democratico ed auspicabile che l’esistenza di profondi gap informativi: oggi chi sa di più comanda…

(b) il ddl intercettazioni mira anche limitare le intercettazioni video. Come si fa ad accettare l’idea che magistratura e forze dell’ordine non possano utilizzare questo genere di intercettazioni quando, ormai, le nostre città sono piene di telecamere di orwelliana memoria e le videoriprese vengono utilizzate lungo le strade per garantire il rispetto del codice della strada o, piuttosto, negli stadi per verificare che i giocatori si astengano dal dire parolacce?

Mi sembra sin troppo evidente che nel DDL intercettazioni la privacy sia solo l’alibi per spuntare le armi alla giustizia e garantirsi il silenzio di certi media - non ultime alcune realtà online - ormai divenute scomode.

Muovendo da questi presupposti ho aderito di buon grado - e vi invito a fare altrettanto - all’iniziativa lanciata da Stefano Rodotà, Fiorello Cortiana, Juan Carlos de Martin, Arturo Di Corinto e Carlo Formenti per chiedere ai nostri Senatori - quelli della Repubblica e non di questo o quel microcosmo di interessi economici e/o personalistici - di non prestare il loro nome, la loro storia ed il loro volto ad un’iniziativa legislativa - l’ennesima - destinata ad accrescere l’anomalia italiana nel mondo dell’informazione e dei media.

fonte: http://www.guidoscorza.it

venerdì 14 maggio 2010

Lodo Alfano: hanno toppato?

Lodo Alfano: hanno toppato?

14 maggio 2010
Questa volta ci hanno pensato proprio bene: il Lodo Alfano costituzionale potrebbe anche funzionare. Sembra che la cosa sia congegnata così (fonte Ansa): "L'autorità giudiziaria che eserciti l'azione penale nei confronti del presidente della Repubblica, anche in relazione a fatti antecedenti all'assunzione della carica, deve darne immediata comunicazione al Senato. Il Parlamento può disporre la sospensione del processo fino al termine del mandato. Procedure analoghe per il presidente del Consiglio e i ministri. Con la differenza che a decidere sulla continuazione del processo sarà la Camera di appartenenza del singolo ministro. In tutti i casi la sospensione del processo vale per l'intera durata del mandato".

Messa in questo modo, non sarebbe più un’immunità automatica, già ritenuta più volte incostituzionale, ma una sorta di autorizzazione a procedere. In teoria, infatti, il Parlamento potrebbe anche decidere che il processo deve proseguire regolarmente; eventualità improbabile ma, con maggioranze risicate o per reati particolarmente odiosi (mi rendo conto dell’eccessivo ottimismo) la cosa potrebbe anche verificarsi. Sicché, come nessuno ha mai dubitato della costituzionalità dell’autorizzazione a procedere già prevista dall’art. 68 della Costituzione e abolita ai tempi di Mani Pulite, mi pare difficile che una procedura analoga, anzi meno privilegiata perché riguarda solo la sospensione del processo e non l’impossibilità definitiva di celebrarlo possa essere ritenuta incostituzionale, almeno sotto questo profilo. Però, forse, un punto critico resta.

Perché solo i presidenti della Repubblica e del Consiglio e i ministri? E i presidenti della Camera e del Senato? che già erano compresi nei precedenti abortiti Schifani e Alfano? Perché prima dovevano essere a tutti i costi salvati dalle aggressioni dei giustizialisti e adesso sono abbandonati a se stessi? Non è che mi preoccupi tanto della sorte di Fini e di Schifani, ma il punto è che da qui potrebbe innescarsi un’eccezione di illegittimità costituzionale per violazione dell’art. 3. E poi: perché i beneficati dal lodo Alfano ultima versione e i presidenti di Camera e Senato dovrebbero essere protetti e i deputati e i senatori no? In fondo la Costituzione di loro si era preoccupata, con l’immunità parlamentare, mica delle cosiddette Alte Cariche dello Stato. E adesso li abbandoniamo?

Ma, perciò sono tranquilli B&C, si tratta di una legge costituzionale, fatta apposta per evitare il giudizio di incostituzionalità; nessuno potrà far intervenire quei giudici comunisti della Corte costituzionale, siamo blindati. Eh, si tratta di una pia illusione. Si veda cosa ha detto la Corte nel lontano 1988 (sentenza 1146): “La Costituzione italiana contiene alcuni principi supremi che non possono essere sovvertiti o modificati nel loro contenuto essenziale neppure da leggi di revisione costituzionale o da altre leggi costituzionali. Tali sono i principi che, pur non essendo espressamente menzionati fra quelli non assoggettabili al procedimento di revisione costituzionale, appartengono all'essenza dei valori supremi sui quali si fonda la Costituzione italiana. Non si può, pertanto, negare che questa Corte sia competente a giudicare sulla conformità delle leggi di revisione costituzionale e delle altre leggi costituzionali anche nei confronti dei principi supremi dell'ordinamento costituzionale”. E il principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge è un “principio supremo”… Hai visto mai che, anche questa volta, hanno toppato?

Da il Fatto Quotidiano del 14 maggio
fonte: http://antefatto.ilcannocchiale.it/